Francesca Woodman

1977-78 Untitled, Rome, Italy.

Tamara lichtenstein

zzzze:

Piero Manzoni

Milan and Mythology—1956

Diario delle cose note

Ogni anno, all’inizio dell’anno, vediamo pagine riempirsi, parole volare, desideri manifesti. Ogni anno, a Gennaio, le persone iniziano ( se già prima non lo hanno fatto ) a chiedersi cosa vorrebbero in più, cosa vorrebbero cambiare della loro vita. Ed un fiume di parole inizia a fluire, un qualcosa che durante l’anno è un torrente o un piccolo ruscello secco e scarno, alimentato da piogge miraboliche, s’ingrossa, si orienta, inizia ad individuare una meta, fisica o metafisica che sia, prende possesso dei suoi fianchi, del suo letto rimpinguato e va. 

Questo processo che come la maggior parte dei processi ha intenti circolari parte da noi e ritorna a noi, per una maggiore consapevolezza di vita, per una presa di posizione fraterna delle cose, per una chiarezza e distinzione del nostro percorso da quello degli altri. Anche se ogni fiume finisce poi per incontrarne degli altri, finisce poi nel mare, che sono gli altri, siamo noi,

Quest’anno, anch’io ho avuto il mio torrente e poi il mio fiume, anche se per la maggiore ho avuto un mare ( Signori, attenzione il mare non è necessariamente sintomo di stabilità e/o abbondanza ). E adesso che l’anno è iniziato anche io, come voi altri, mi sento in dovere di dargli una direzione, un corso voluto, un orientamento che non siano semplici sponde di legno.

Quest’anno ho voglia di qualcosa di nuovo e allo stesso tempo di antico, di magico e terreno, qualcosa che non si possa comprare o veramente attuare, ma che possa rimanere nel limbo delle cose possibili e attuabili.

Nel mio fiume ci voglio mettere delle cose (ar)rese, che si possono dare, e possono essere date. Vorrei ascoltare un pò di musica, di quella che non mi è mai interessata, album interi che giacciono in cartelle con la scritta ” gone “, andati solo a metà. Vorrei prendere in mano libri che ho letto molte altre volte e libri mai aperti eppur comprati, capire questo abbandono ma capire soprattutto l’affezione e ciò che distingue entrambi. Vorrei uscire nell’aria della sera quando sono costretta a casa per finire quello che già mio padre chiama lavoro e che io chiamo diletto ( anche se ne vorrei fare un lavoro ma questo non è un desiderio del limbo per il momento ) ma anche nell’aria del giorno, invece di sentirmi costretta, da un dovere morale o non so cosa, a compiti che seppur appartenendomi sono altri da me. Vorrei uscire e vedere i colori perchè non mi basta più immaginarli, perchè ogni volta che lo faccio li relego in parti sempre più remote della mia testa e poi finisce che si perdono. Vorrei incontrare persone, note o per niente note a me, e condividere cose mai condivise prima, tipo un piatto di pasta o un sorriso. Perchè il corso degli eventi a volte ci allontana da cose semplici come un pranzo insieme o da una telefonata senza senso. 

Alla fine di tutto, quello che vorrei è semplicemente fare qualcosa e non stagnare ma soprattutto non avere rimpianti di alcun genere. Vorrei svegliarmi al mattino e poter raccontare un sogno alla persona che mi sta accanto oppure sognare ad occhi aperti alla luce del sole. ” Ma è la cosa più semplice del mondo ” qualcuno direbbe. Bè, si in effetti non ci trovo nulla di complicato ma a volte le cose più semplici sono quelle che si dimenticano prima perchè l’abitudine le ha scolorite e spente. 

Da ultimo un desiderio, al mattino abbiate la forza di dire ” Buongiorno”. 

Berenice Abbott
J’ai tout trouvé. Rien a échappé à ce tirage photosensible. je t’embrasse. fort. 

Berenice Abbott

J’ai tout trouvé. Rien a échappé à ce tirage photosensible. je t’embrasse. fort. 

Un giorno, a settembre, sono tornata.

E’ come se tutti aspettassimo una sua risposta o una qualche avanzata poco trionfale. Ma tutti continuiamo ad aspettare e la giumenta nera, con le sue dodici figlie, si insinua nella notte e non ci dà tranquillità. 

Al mattino siamo come cani distratti dalle mosche e al pomeriggio, luce soffusa forse offuscata da qualcosa, non vediamo vie d’uscita. Il lento andare ci accompagna perchè i compagni di viaggio ci hanno ormai abbandonato. Le nostre storie prive di senso, prive di vita, li hanno stufati, preferiscono letture medie, scandalistiche a volte, ma di anime che non si danno pace non ne vogliono sapere. 

Siamo quindi soli e contiamo i passi disperati, disperando anche noi stessi per la mancanza di una meta. Durante il percorso molti uomini ci guardano, panni appesi ad asciugare, secchi oramai e da buttare. Noi passiamo e loro continuano, con lo sguardo attonito, a non capire le nostre gambe, la mollezza di spirito che ci pervade. Non la vedono e non possono vederla, gli è estranea, appartiene pur sempre a qualcosa al di fuori di loro e non possono capirla, la percepiscono dai nostri occhi e s’interrogano sulla sua natura. Cosa sarà mai? 

E’ un sentimento nuovo che nasce, una sensazione che qualcosa attorno cambia e tu rimani uguale ( e tu cambi con lei ). E possono percepire tutto ciò perchè  sono anche loro vittime di questo destino, marionette che non prevedono il giorno ma che, luminescenti, dormono di notte.

I veggenti non hanno un letto per dormire, neppure un giorno da vivere. Hanno soltanto gli occhi, per domandare.   

Matt Wisniewski, Mineral Minds Series 

Matt Wisniewski, Mineral Minds Series 

Thomas Klipper, John Heartfield and Silvio Berlusconi, 2009
Incisione su linoleum stampata su stoffa
Lino cut, print on fabric
Collection Kadist Art Foundation
Courtesy Patrick Heide Contemporary Art, London